• 05 apr 2024

Sguardi Sul Mondo - Tancho

  • Emozioni Fotografiche


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INTRODUZIONE

Non esiste, per me, un animale più affascinante della gru giapponese. La sua danza è simbolo di amore, fedeltà e prosperità. È un animale sacro in quasi tutte le culture orientali, ricamato sul kimono da sposa. La tradizione vuole che chi completi un Senbazuru (un origami di 1000 gru di carta) vedrà esaudito il suo desiderio. Le gru sono anche un simbolo universale di pace. 

La prima volta che fotografai le gru giapponesi era il 2007. Da quel viaggio ho imparato tantissimo: per giorni ho cercato di fotografare questi meravigliosi animali senza riuscire a portare a casa nessuna buona immagine. Troppi elementi, troppi stimoli. Nelle mie foto c'era tutto: le gru, il movimento, il caos, la neve, la danza, l'armonia, l'ambiente. E proprio perché c'era tutto non c'era niente. Fotografavo ma non capivo cosa dovevo fotografare, così fotografavo tutto e producevo immagini caotiche e insignificanti. Dopo diversi giorni finalmente ho iniziato a trovare una chiave di lettura: l'armonia. 

Dopo quel primo viaggio nell'ormai lontano 2007 tornai molte volte a fotografare le gru giapponesi nell'isola di Hokkaido. Non ci si stanca mai di seguire le evoluzioni di questi meravigliosi animali. Nonostante avessi accumulato nel tempo centinaia di migliaia di scatti sentivo di non avere ancora abbastanza... Oggi, a 13 anni esatti di distanza da quel primo viaggio, questo libro rappresenta il mio tributo all’animale più elegante che mi sia stato concesso di fotografare, quello che ha segnato più profondamente la mia vita fotografica.

Hokkaido, Giappone; una distesa di neve gelida, centinaia di uccelli ovunque emettono suoni acuti. Sembra il caos. Ma poi tutto prende forma, i suoni diventano musica e il movimento diviene danza.

Il rito di accoppiamento delle gru giapponesi è pura poesia. Tutto avviene in maniera apparentemente confusa, ma basta fermarsi ad osservare con occhio attento per capire che tutto ha un senso e isolare quella forma, quell’armonia, diviene lo scopo principale del viaggio

In Giappone le gru, Tancho o Tsuru, sono un tesoro nazionale, care ai cittadini nipponici tanto quanto il monte Fuji o il sole che splende sulla bandiera. Eppure questi maestosi uccelli non se la sono passata sempre bene. Cento anni fa hanno rischiato di scomparire definitivamente dalla faccia della Terra, sono salve grazie ad un gruppo di persone che si sono prese cura dei pochi esemplari rimasti e, pian piano, hanno permesso loro di riprodursi.

Tancho è il simbolo della lunga vita e della felicità, è l’uccello sacro. Nella cultura orientale il simbolismo è molto sentito e ciò che questi volatili rappresentano è qualcosa che risale a tempi ancestrali ma che non ha mai perso il suo potere. La storia stessa dell’esistenza delle gru giapponesi sul nostro Pianeta è degna dei migliori testi mitologici.

In Giappone, le gru sono il simbolo della longevità e del buon augurio perché un tempo si pensava che vivessero per migliaia di anni. Sono anche monogame, pertanto spesso sono usate per decori matrimoniali. Un esempio di questo lo si può vedere sui kimono delle spose, e l’uchikake, dove le belle immagini delle gru sono spesso ricamate.

Già nel periodo dello shogunato le gru erano ritenute un simbolo di fedeltà, longevità, salute. Era quindi frequente che venissero usate come muse e ritratte su dipinti, tessuti e ogni tipologia di cimelio, oltre che come devoti nuziali. Sono state ritrovate immagini di questo uccello anche sui corredi dei samurai: sugli accessori che completano la spada o sui borselli appesi alla cintura (sagemono).

Sin da tempi antichissimi, le gru erano ritenute un animale sacro ed è sempre stato vietata la caccia di questi uccelli; tuttavia, durante i festeggiamenti del capodanno, ne veniva catturato un unico esemplare che era riservato al pasto dello shogun.

Un’altra usanza molto cara ai Giapponesi, ma oggi diffusa anche in Cina e in Corea, è quella di creare le gru con gli origami (l’arte giapponese di piegare la carta).

Le gru di carta sono spesso appese nei templi come offerta sacra per esaudire i propri desideri; la si può comporre per sé stessi, come simbolo di buon auspicio, oppure regalare come augurio in vista di una prova da superare o di pronta guarigione dalle malattie.

In quest’ultimo caso è necessario costruirne 1000 (detto un Senbazuru), a simbolo dei mille anni che un tempo si credeva fosse la durata della vita di una gru.

E’ un lavoro che necessita di tanta dedizione e cura che la persona che le riceverà si sentirà sicuramente importante. Questa particolare usanza nasce da un evento ben preciso ed ha come protagonista una bambina: Sadako Sasaki.

Era l’anno 1945. Il luogo di cui stiamo parlando è la cittadina di Hiroshima. In quell’anno Sadako aveva due anni e, sorprendentemente, sopravvisse illesa allo scoppio della tristemente famosa bomba atomica Little Boy. Crebbe forte fino all’età di undici anni, quando purtroppo, per le conseguenze delle radiazioni a cui era stata esposta durante lo scoppio, si ammalò di leucemia.

Da un’amica venne a conoscenza della leggenda secondo cui, se fosse riuscita a costruire mille gru di carta, sarebbe guarita. Da quel momento la giovane Sadako impiegò tutto il suo tempo piegando e modellando ogni pezzo di carta che le passava davanti, compresi gli incarti dei medicinali. Riuscì a completarne 644 prima di morire a soli 12 anni. Il Senbazuru venne completato in sua memoria e rappresenta ancora oggi un simbolo di pace e speranza in un mondo migliore.

Nonostante ciò, da quel giorno, l’usanza di piegare migliaia e migliaia di gru, come simbolo di speranza e di pace, è stata seguita da altrettanti bambini, non solo in Giappone ma nel mondo intero.

A Sadako è stata dedicata una statua nell’Hiroshima Peace Memorial: ogni giorno centinaia di origami colorati vengono portati ai piedi della statua.

Le gru sono uccelli maestosi e sono il soggetto preferito nelle pitture orientali. Sebbene esistano molte specie di gru, sono proprio le gru giapponesi, distinguibili dalla corona rossa sul capo, il soggetto più rappresentato. Sono uccelli bellissimi e maestosi, il collo lungo e sottile e il corpo affusolato, entrambi bianchi, contrastano con il nero delle zampe e di alcune piume e con la corona rossa che ricopre il loro capo.

Le gru giapponesi (Grus japonensis) sono gli uccelli volanti più alti, possono raggiungere un’altezza di un metro e mezzo e pesare fino a 10kg. Hanno un’apertura alare di circa 2,5 metri. Anche se le femmine sono leggermente più piccole dei maschi, la specie non presenta dimorfismo sessuale o stagionale.

Diversamente dalle credenze popolari, la vita di una gru è di circa trent’anni.

La gru dalla corona rossa è una specie diffusa in tutta l’Asia orientale, soprattuto in Manciuria e sull’isola giapponese di Hokkaido. Le gru di Hokkaido si sono staccate dal resto della popolazione asiatica millenni fa, sviluppando comportamenti differenti dagli stretti parenti rimasti sulla sponda cinese.

Qui, in primavera, le gru nidificano nelle impervie paludi di Kushiro. Pur essendo una specie migratoria, la gru giapponese non copie grandi voli durante il periodo della migrazione e la popolazione di Hokkaido è costituita prevalentemente da uccelli stanziali.

L’habitat prediletto da questi uccelli sono le zone umide d'acqua dolce e le paludi. La loro dieta è molto varia, anche se l’alimentazione principale è costituita da sostanze di origine animale come insetti, vermi, molluschi, pesci, anfibi, uccelli e le loro uova e piccoli roditori. Per quanto riguarda le sostanze vegetali, la gru mangia chicchi di riso e miglio.

Sono uccelli monogami che vivono in coppie stabili, le quali tornano negli stessi luoghi di nidificazione ogni anno. Arrivano quando la neve e il ghiaccio non sono ancora del tutto sciolti e vi sono ancora abbondanti nevicate. Di norma, iniziano a nidificare nella seconda metà di aprile.

Le gru sono anche conosciute per la complessa danza dell’accoppiamento che mettono in atto non solo durante il corteggiamento ma anche per rafforzare il legame di coppia. Il via alla danza è dato da uno degli individui che inizia a saltare ad ali spiegate, subito seguito dal partner. Il ballo è coinvolgente e diventa presto collettivo, tutto lo stormo vi prende parte.

La danza serve tanto per rafforzare il legame di coppia quanto quello tra genitori e figli, oppure per placare i comportamenti più aggressivi di alcuni membri del gruppo.

Lo spettacolo della danza è davvero unico, inizialmente si fa fatica a capire cosa stia succedendo, ma poi, osservando meglio, si riconosce il ritmo e la ripetizione delle figure. Durante la danza le gru stanno ritte sulle punte dei piedi, sollevano le piume del dorso e allargano le ali assumendo la tipica posa a farfalla, che le fa apparire grandi e imponenti. Poi le ali si dispiegano e si sollevano maestose, il collo si piega dolcemente formando una curva, il lungo becco appuntito è rivolto al cielo. La sensazione di armonia avvolge tutto.

Le gru costruiscono il nido in mezzo alle canne, nelle acque poco profonde della palude. La femmina depone due uova ed entrambi i genitori sono impegnati nella cova. Le uova si schiudono fra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Nei primi giorni di vita i pulcini vengono alimentati da uno dei genitori. I pulcini sono in grado di uscire dal nido e seguire i genitori già pochi giorni dopo la schiusa.

I giovani a tre mesi sono già grandi come gli adulti, ma impiegano tre o quattro anni per raggiungere la maturità sessuale.

Le gru giapponesi sono uccelli a forte rischio di estinzione, classificate com Endangered (in pericolo di estinzione) nella Redlist della IUCN.

Come abbiamo detto questi uccelli sono sacri e venerati sia in Giappone che in Cina, icone raffigurante praticamente ovunque. Ma fra l’immagine e la realtà purtroppo c’è un forte contrasto. E, per quanto sia facie vedere le gru raffigurate, tanto è difficile avere presente quale sia realtà della vita di questi uccelli.

In tempi remoti, le gru erano molto diffuse in Giappone, poter mangiare la loro carne era un privilegio riservato agli imperatori e agli shogun. Ma nel tempo purtroppo, nonostante le restrizioni feudali, la gru divenne un trofeo di caccia ambito.

Il massacro avvenne fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, alla fine dello shogunato, durante il periodo della restaurazione Meji. Non sappiamo prima quante fossero le gru, ma sappiamo che gli esemplari superstiti all’inizio del ‘900 erano davvero un numero esiguo per sperare in un ripopolamento. Ma miracolosamente un piccolo gruppo di gru riuscì a scappare dalla furia dei cacciatori, trovando riparo ad est dell’isola di Hokkaido. Nel 1924 nelle paludi di Kushiro si contavano pochissimi di esemplari. Soltanto nel 1935 le gru furono finalmente dichiarate specie protetta e iniziò un programma di protezione che, nonostante un nuovo impennarsi della caccia illegale durante la seconda guerra mondiale, nel 1949 ha permesso alla popolazione di arrivare a contare circa 35 esemplari. Nell’immediato dopoguerra la popolazione di Hokkaido si rese conto che l’intervento conservativo nei confronti delle gru doveva essere significativo e che il rischio dell’estinzione andava contrastato in tutti i modi.

Iniziò così un vero e proprio programma di conservazione autogestito. Gli abitanti dell’isola iniziarono a dar da mangiare alle gru, il cibo fornito permise all’esiguo gruppo di volatili di sopravvivere al rigido inverno. E così, in un tempo relativamente breve, le gru hanno iniziato a riprodursi in maniera considerevole. Nel 1959 si contava una popolazione di 150 esemplari.

Più le persone se ne prendevano cura, proteggendo anche le aree di ripopolamento, più il numero di gru aumentava.

Nel 1980, per la prima volta, dopo cento anni, le gru potevano contare una popolazione di 400 esemplari.

Finalmente, nel 1987, con lo scopo di preservare la più grande area umida e palude del paese, fu istituito il parco nazionale di Kushiro-Shitsugen, sull’isola di Hokkaido.

Questa è l’unica zona che supporta l'unica popolazione nota di gru giapponesi, ma purtroppo siamo ancora lontani dal poter dire che questa specie sia fuori dal rischio di estinzione.

Infatti, se da una parte la cura delle persone ha fatto sì che le gru si salvassero dalla definitiva scomparsa dal nostro Pianeta e ne ha permesso un ripopolamento considerevole, fino ad arrivare ai livelli attuali, di contro ha reso la specie quasi completamente dipendente dal cibo fornito dagli esseri umani.

Se mai c’è stato un animale in grado di incarnare l’ideale della bellezza, della grazia e dell’armonia questo è la gru giapponese. La strada della sopravvivenza di questa specie è ancora lunga e irta di difficoltà ma se questo animale sparisse un instimabile patrimonio di bellezza e armonia andrebbe perso per sempre.


Testo e Foto di Simone Sbaraglia

2018


1 comment

Carmen Coduti22 dic 2024

Reportage stupendo. Ogni volta che ne vedo una foto rimango estasiata.

Carmen

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