- 03 apr 2024
Sguardi Sul Mondo - Draghi
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INTRODUZIONE
Se vogliamo avere un’idea di come potesse essere il nostro Pianeta ai tempi dei dinosauri dobbiamo andare a Komodo. Un’isola vulcanica che galleggia nel Pacifico ai confini fra Indonesia e continente australiano. L’ospite più pericoloso, ma nello stesso tempo anche più in pericolo, di questi luoghi è senza dubbio il drago di Komodo.
Un feroce predatore che domina foreste e zone fluviali dell’isola indonesiana di Komodo e delle altre isole dell’arcipelago della Sonda. Oggi nel parco si contano in tutto meno di 5.000 esemplari e la specie è inserita nella Red List della IUCN e classificata come “vulnerabile”.
Il Parco Nazionale di Komodo è stato istituito alla fine degli anni settanta proprio per proteggere il Varano di Komodo, che prende appunto il nome dall’isola principale dell’arcipelago. Dal 1991 il Parco fa parte dei siti considerati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
Il varano, meglio conosciuto come drago di Komodo, (Varanus komodoensis) è un bestione lungo dai due ai tre metri per circa ottanta chili di peso. Corpo e zampe massicci e una lunga coda che non disdegna di usare come arma contro le sue prede. Lingua biforcuta, lunghi artigli e pelle squamata gli donano un aspetto decisamente preistorico. Il varano di Komodo è uno degli animali più letali della Terra.
Ricerche recenti suggeriscono che sia l'ultimo rappresentante di una popolazione di Varanidi molto grandi, diffusi tra l'Indonesia e l'Australia e che si estinsero alla fine del Pleistocene. Pur esistendo sul nostro Pianeta da milioni di anni, l’essere umano è entrato in contatto con il Draghi soltanto un secolo fa.
IL DRAGO DI KOMODO
I draghi di Komodo sono le lucertole più grandi presenti sulla Terra, vivono principalmente a Komodo, isola dell’arcipelago della Sonda, in Indonesia, dalla quale prendono il nome.
L'isola è stata visitata per la prima nel 1910 dall'ufficiale olandese Van Steyn van Hensbroek. Le piccole isole della Sonda in Indonesia, ai confini con l’ Australia sono l’habitat ideale di questi curiosi rettili che qui regnano come predatori dominanti.
Il varano di Komodo ha un corpo molto robusto ricoperto di squame ruvide. Gli arti sono corti e tozzi ma molto forti ed elastici e la sua coda, lunga tanto quanto il corpo, è potente e muscolosa, usata spesso come arma in combattimento. La testa piccola rispetto al corpo e il muso tondo, il drago di Komodo ha denti affilati e aguzzi, simili a quelli dello squalo, dalla bocca spunta poi una lunga lingua gialla, profondamente biforcuta che, come molti altri rettili, usa per localizzare, assaporare e annusare gli stimoli esterni.
Sebbene i maschi abbiano una corporatura più grande, non ci sono evidenti differenze morfologiche tra i sessi. Il varano di Komodo può arrivare a raggiungere il peso di i 165 kg e a misurare 3 metri, corpo e coda hanno più o meno la stessa lunghezza. Gli esemplari giovani sono di un colore verdastro con bande gialle e nere che attraversano il corpo. Crescendo il manto squamoso assume un colore più uniforme tendente al marrone grigiastro.
Essendo un rettile, si riproduce deponendo le uova. Appena nati e fino agli otto mesi circa, i giovani draghi vivono sugli alberi. In questo modo sono più protetti da eventuali attacchi di draghi adulti. Quando il loro corpo raggiunge le dimensioni adulte i draghi sono pronti per la loro vita terrestre. La stagione degli amori si verifica generalmente fra luglio e agosto. Le femmine comunicano la loro disponibilità all’accoppiamento attraverso l’odore delle feci.
L’accoppiamento avviene quasi sempre dopo un combattimento fra esemplari di sesso maschile, rituale necessario per conquistare la femmina prescelta. Durante la lotta i maschi combattono in posizione eretta, cercando di gettare a terra e ferire l’avversario.
Il maschio, una volta localizzata la femmina, le sfrega il mento sulla testa, le graffia la schiena e le lecca il corpo. A questo punto, se la femmina è interessata, risponde al corteggiamento leccando a sua volta il corpo del compagno. Dopo l’accoppiamento i maschi restano alcuni giorni con la loro compagna, per impedire l’accoppiamento con altri maschi. Circa un mese dopo le femmine depositano le uova, possono depositarne fino a trenta.
Le mamme scavano una buca dove depongono le uova, ricoprono poi questo nido con foglie e terra. Le uova, sepolte nella terra, impiegano circa otto mesi per schiudersi, durante questo periodo, le madri soggiornano in prossimità del nido. I cuccioli alla nascita sono lunghi circa 37 centimetri, moltissimi di loro muoiono nei primi giorni, spesso preda di draghi adulti o di altre specie. I sopravvissuti, non appena sono in grado, si rifugiano quindi sugli alberi, da dove non scendono quasi mai finché non sono adulti.
Il drago di Komodo si muove soprattutto di giorno, conduce una vita pressoché solitaria, anche se non è raro che più esemplari si riuniscano per abbattere una preda.
Trascorre la giornata tra le sterpaglie, boschi e fiumi prediligendo luoghi caldi e secchi, le distese di erba secca sono il suo territorio ideale. Con le zampe anteriori scava profonde buche (da uno a tre metri di larghezza), delle vere e proprie tane nelle quali non solo si nasconde ma dove ha anche l’abitudine di trascorrere la notte per mantenere il calore del corpo. Trascorre i momenti più caldi della giornata il luoghi ombreggiati che spesso di trovano sulle scogliere rinfrescate dalla brezza marina. In queste aree, prive di vegetazione, il drago marca il territorio con i gli escrementi. Ed è qui che spesso si apposta in attesa che passi un cervo.
Il pomeriggio è il momento dedicato alla caccia. I draghi di Komodo mangiano praticamente di tutto, dai resti di animali in decomposizione fino a draghi più piccoli, cervi e grossi bufali non li spaventano e spesso periscono sotto il morso velenosissimo e letale del drago.
La caccia per procurarsi il cibo è un esercizio di pazienza, il drago si mimetizza con l’ambiente e attende il momento propizio che la preda sia a portata di artiglio. A quel punto, con un grosso salto la afferra; le zampe grandi ed elastiche, gli artigli affilati e i denti aguzzi non lasciano scampo al malcapitato che viene azzannato. Il morso del drago non lascia speranza: è una condanna a morte quella inflitta dal suo veleno, una morte lenta e dolorosa dalla quale la preda non avrà nessuna possibilità di salvezza.
Infatti, dopo l’attacco, anche quegli animali che riescono inizialmente a divincolarsi, non sopravviveranno. Basta infatti che una minima quantità di saliva del drago penetri nel corpo dell’avversario perché questo sia spacciato. La saliva del varano di Komodo contiene più di cinquanta varietà di batteri. Sul veleno del drago e su come realmente agisca sulle prede sono in atto diversi studi scientifici. Anche per capire come mai il veleno non ha effetto se ad essere morso è un altro drago di Komodo.
Quello che sappiamo per certo è che la preda vaga agonizzate per uno o due giorni e, dopo una lenta e dolorosa agonia, muore per avvelenamento. A questo punto il rettile, che per tutto il tempo non ha perso di vista il suo obiettivo, torna a saldare il conto e a consumare il suo pasto, grazie al suo olfatto estremamente sviluppato, non farà fatica a ritrovare il cadavere.
Altre volte il varano, dopo aver atterrato la preda, la sbrana per cibarsene immediatamente, dopo l’uccisione gli altri varani arrivano per condividere il pasto con il vincitore.
I varani sono in grado di ingerire quantità di cibo impressionanti pari a circa il 50% del loro peso.
Anche se la vita del drago non è una vita tipica di branco, esiste una precisa gerarchia al momento di cibarsi. I maschi più grandi sono sempre i primi a mangiare, seguiti dagli altri maschi e dalle femmine, infine i giovani che nelle loro dimore arboricole si nutrono di insetti, gechi e cavallette, per l’occasione, scendono dagli alberi e mangiano quando tutti gli adulti se ne sono andati.
Di tutti i rettili predatori il varano è forse il più attivo, percorre ogni giorno fino a dieci chilometri in cerca di cibo, muovendosi a circa cinque chilometri orari. All’occorrenza però è in grado di compiere scatti fulminei raggiungendo picchi di venti chilometri orari.
Per questo motivo, avvicinarsi a questo animale è molto pericoloso; i draghi sono anche abili nuotatori e possono immergersi fino a oltre quattro metri di profondità.
I draghi di Komodo sono animali piuttosto longevi, possono raggiungere i 65 anni. Il comportamento degli esemplari più anziani è più sedentario, si cibano principalmente carogne ed evitano gli attacchi.
Pur essendo predatori, in cima alla loro catena alimentare, i draghi di Komodo sono a rischio di sopravvivenza della specie. Sulle isole di Komodo, Gila Motang, Rinca e Flores si contano fra i tremila e i cinquemila esemplari, ma la scarsità di femmine in grado di deporre uova, il bracconaggio, l'invasione umana e i disastri naturali sono tra i principali motivi per cui questa specie è considerata in pericolo.
Il drago di Komodo è infatti inserito nella lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) catalogato come specie “Vulnerabile” (VU)*.
La specie è considerata a rischio anche perché le femmine in grado di riprodursi sono solo 350.
I draghi di Komodo sono quindi l’ultima specie esistente di molti altri tipi di lucertole che anticamente abitavano in Indonesia e in Australia.
Rispetto ad altre specie animali sono anche stati molto fortunati perché il loro primo incontro con l’essere umano risale a poco più di un secolo fa e sostanzialmente non sono sono mai stati oggetto di caccia, difatti, già nel 1938 il governo indonesiano cominciò a emanare regolamenti per la loro protezione.
Data decisiva per la salvaguardia di questo animale è il 6 marzo 1980, giorno un cui è stato istituito il Parco Nazionale di Komodo. Situato all'interno di uno stretto canale tra Flores e Sumbawa, il Parco è composto da tre grandi isole (Komodo, Padar e Rincah) e da ventisei più piccole.
Nel 1991, Komodo è stata poi riconosciuta come patrimonio mondiale dell’UNESCO. L’ isola di Komodo è lunga trenta chilometri e larga sedici, le colline qui presenti raggiungono un'altezza massima di 825 metri sopra il livello del mare. Originariamente era costituita prevalentemente dalla foresta equatoriale che è stata in gran parte sostituita da palme e boscaglia di vario genere.
Oltre al popolare varano vivono nel Parco più di mille specie di pesci tropicali, duecentosessanta specie di coralli e rari mammiferi marini come il dugongo. In queste isole di origine vulcanica, acque ricche di sostanze nutritive risalenti dalle profondità dell'Oceano Indiano si combinano a forti flussi di marea giornalieri creando condizioni ideali per far prosperare migliaia di specie di coralli e pesci tropicali.
Dal 1930 a oggi la popolazione umana di queste isole è quadruplicata. Negli ultimi decenni sempre più persone si sono sono spostate e ancora si spostano nel Parco Nazionale alla ricerca di opportunità economiche.
Grazie alle pattuglie coordinate dei rangers del parco e alla Marina indonesiana è possibile una rigorosa applicazione delle norme contro il bracconaggio e la pesca illegale. Le azioni congiunte fanno sì che i crimini contro la fauna e contro le risorse naturali all'interno del Parco Nazionale di Komodo siano molto rari.
Il ruolo delle azioni volte alla conservazione del drago e dei luoghi in cui vive sono quindi quanto mai importanti per garantire un futuro sostenibile e bilanciare le esigenze economiche della comunità locale.
Proteggere il drago di Komodo e il delicato e meraviglioso ecosistema in cui vive è la sfida del futuro di queste popolazioni.
*IUCN Vulnerabile
(Le specie che vengono inserite in questa categoria sono quelle per cui vale almeno uno dei seguenti criteri: riduzione della popolazione dell’ordine del 30-50 per cento; deterioramento dell’ambiente, ma in misura minore rispetto a quelli delle specie in pericolo o in pericolo critico; dimensione della popolazione inferiore a 10mila individui adulti, ma in declino o fortemente fluttuante; popolazione al di sotto di mille individui adulti; probabilità di estinzione nei prossimi cento anni di almeno il 10 per cento).
Testo e Foto di Simone Sbaraglia
2017